di Luigi Bordiga
   
Settembre inoltrato. L'Orto si colora di autunno. Le prime foglie volteggiano nell'aria. Lievi folate di brezze leggere spazzano via l'afa dei giorni passati.
È solo l'inizio dell'autunno, ma il tic-tic ripetuto più volte sempre più vicino, ti annuncia che il tempo sta cambiando. Sì, è lui l'uccellino meraviglioso cheti guarda con i suoi occhietti scuri. Il Pettirosso.
Ha il rosso poco vivace sul petto. È una femmina. Tic-tic, insiste e quasi pretende da Fulvio che smuova il terreno, che metta allo scoperto le piccolelarve di cui è ghiotta. E raspa con le sue zampette e chiama il suo compagno più prudente. Svolazzano fra la siepe e i cartellini che indicano il nome deifiori. Sono i primi nostri amici alati e ci faranno compagnia per tutto l'inverno.
  Passano i giorni, le notti si fanno più fresche anche
se di giorno splende il sole.
Arrivano le Cinciarelle dai tenui colori. Il pancino
giallino e le ali azzurre. Il capino nero e bianco.
Le Cinciallegre arrivano pochi giorni dopo e con
le cugine formano un allegra brigata coi loro canti
e con il loro modo curioso di procurarsi il cibo.
A testa in giù esplorano minuziosamente i rami più
sottili del Bagolaro o degli Aceri.
Socievoli e chiassose si riuniscono in brigate di sei
o sette e becchettano e chiamano le compagne ove
il cibo è più abbondante..
Dai colori quasi simili alla Cinciarella, la
Cinciallegra si distingue per una sottile
cravattina nera che le divide il petto dal
becco alla coda. Anche loro pasturano
a terra pur privilegiando la ricerca del
cibo fra i rami degli alberi.
 
  Il Codirosso, frequentatore dell'orto in tutte le
stagioni, forse nidificante in qualche buchetto
del vecchio muro di Brera, è un uccellino dal
comportamento abbastanza simile al Pettirosso.
La differenza è nel suo modo di posarsi.
Adora farlo sui cartellini disseminati nelle aiuole
dell'orto e ondeggiare in continuazione quasi
fosse sull'altalena. Il suo canto è breve ma
abbastanza forte e il volo anch'esso fluttuante
come le Cincie, ma ad onde più lunghe.
Il Codirosso Spazzacamino, così chiamato
poiché ha la testa, il collo, il groppone di un bel
colore fumo, è parente stretto dell'altro
Codirosso e si comporta in modo analogo al
cugino. Forse è un po’ meno esibizionista ma
anche lui abbastanza socievole. È probabile che
anch'esso nidifichi da noi, ma, personalmente,
l'ho sempre visto solo dall'autunno alla primavera.
 


Due o tre anni fa, Giorgio ed io avemmo la fortuna di vedere       proprio all'ingresso dell'orto, sotto il grande noce, sei o sette Tordi Bottacci, e li vedemmo anche la settimana seguente, forse erano  rimasti solo tre o quattro ritardatari. Se non ricordo male, era    la prima decade di ottobre. Meravigliato, sono rimasto a bocca   aperta, conoscendo il comportamento di questo uccello. Da noi, di solito, è solo di passo, diffidente e schivo, uso a pasturare soprattutto  a terra, frequenta i margini dei boschi,  le siepi ricche di bacche, i lunghi filari di viti.
Vola su alberi alti solo se carichi di bacche come il tasso, il sorbo,
o alberi da frutto di cui è ghiotto. Arrivando dal nord a         vendemmia inoltrata, ama frequentare boschi vicini alle vigne, e    non gli sfugge certo il piccolo grappolo dorato dagli acini        dolcissimi, dimenticato dal vendemmiatore frettoloso.
Uccello noto fin dalle antichità per il suo canto delizioso in primavera, ma soprattutto per la bontà delle sue carni. Gli storici raccontano che il Tordo ha deliziato il palato soprattutto dei nobili. Si legge che Nerone, in occasione di una grande ricorrenza in autunno, era uso regalare un tordo a testa al popolo osannante all'imperatore. Questi uccelli venivano catturati con le reti e opportunamente ingrassati a fichi secchi e nocciole tritate.
In autunno il suo canto si trasforma in un leggerissimo ”zip”,     nell'attimo in cui prende il volo per sparire subito fra le frasche.
Penso che solo un’oasi di pace come l'Orto possa aver spinto        quegli uccelli a passare sopra i coppi di Milano, per poi precipitarsi in   Orto, riposare e rifocillarsi prima del lungo viaggio che li porterà negli uliveti del centro Italia e poi al sud e infine sulle coste della   Tunisia,  del Marocco e da est a ovest di tutto il Nord Africa.
 
  Lo scorso inverno, quasi un miraggio, abbiamo
visto il Picchio Rosso Maggiore.
Freccia ondeggiante dal rosso brillante al nero
intenso ed al bianco punteggiato di pallini neri.
Il martellare sonoro del suo becco, il meticoloso
controllo delle cortecce in cerca del suo cibo
preferito, larve di formica o di altri insetti.
Manuel mi disse che alcuni anni fa perfino un'Upupa venne a        visitare l'Orto e quello sicuramente è stato un avvenimento straordinario.
Uccello fantastico dai colori beige rosato, bianco e nero a strisce
orizzontali il corpo, e con una magnifica cresta sui capo con gli stessi colori. Il suo volo incanta, è fortemente ondulato, leggero e a tratti   pare quasi che l'uccello si fermi nell'aria.
Misteriosa questa visita all'orto, quasi una fiaba. Uccello migratore
che frequenta radure riarse con poche piante, amante dei grandi
spazi aperti e dal canto sonoro e inconfondibile.
 
  Lo Storno arriva in gran numero quando il Caco, spoglio di
foglie, rallegra la vista con i suoi frutti arancio intenso e pieni
di polpa dolcissima. Uccello gregario, diffidente, pastura a
terra solo dove ha spazi molto aperti e può controllare
l'avvicinarsi di un pericolo. Infatti, da noi, becca i frutti solo
sulla pianta e, se la brigata è anche solo di qualche uccello,
uno di essi si posa sul ramo più alto e avvisa i compagni con
un fischio acuto se si avvicina un uomo o un gatto all'albero,
e tutti volano via facendo un verso querulo di disappunto.
I Piccioni grigio azzurro e con barre nere sulle
ali, sono una presenza nell'Orto di tutto l'anno.
I loro antenati erano i piccioni selvatici, i nostri,
più che selvatici, sembrano galline da cortile.
Forse sono i più sani di Milano perché mangiano
solo semi e piccoli germogli.
La Cornacchia Grigia, come il piccione, è una presenza
di tutto l'anno all'Orto; per nostra fortuna, non nidifica, ma
ci "delizia" con il suo forte gracchiare. Anche loro sono
creature del Signore, ma non mi pare che S. Francesco....
Quando questi uccelli hanno i loro piccoli, diventano
saccheggiatori di nidi altrui. Portano via le uova ed ancor
di più i nidiacei implumi e, quando possono, anche i
piccioni. Dotati di una vista acuta, osservano con
attenzione i movimenti degli altri uccelli, e, individuato il
nido, fanno man bassa. La loro mole, il becco grosso e
forte, li rendono inattaccabili.
In un giorno particolarmente freddo, lo scorso
anno, sono riuscito a vedere il minuscolo
Scricciolo. Miniatura perfetta della grande
Beccaccia.
Saltellava tra un rametto e l'altro della siepe,
e il suo canto leggerissimo, più che vederlo
te lo faceva immaginare.
 
Il Colombaccio arriva da noi ai primi di marzo e inizia subito con
un tubare borbottato, svolazzando tra i rami ancora spogli.
Il comportamento della femmina è singolare. Si fa corteggiare a
lungo da un maschio con baci, strofinamenti, ma, quando pare
che il momento sia giusto, spicca un piccolo volo e il maschio
rimane con un palmo di naso. Questa pantomima può durare
anche giorni, poi,quasi all'improvviso un gran fermento, la
femmina costruisce il nido. Costruire veramente non è la parola
adatta, diciamo che mette insieme rametti secchi incrociati in
qualche modo, insomma è una semplice fascinetta di stecchi
ove lei puòdepositare le sue due candide uova.In quanto
ai corteggiatori, la colombaccia non ha decise preferenze e
ogni maschio che arriva fa quel che può. Insomma a chi tocca
tocca.L'importante che i geni trasmessi diano figli sani e
robusti. E' la continuazione della specie che conta!!!

Qualche Fringuello ha visitato l'orto, ma solo per un giorno o due per andarsene poi in tutta fretta.
È un uccello dei grandi boschi.
Un paio di anni fa è arrivata una
famiglia di Codibugnoli.
Uno spettacolo straordinario vedere
in volo questi minuscoli uccellini
dalla coda lunghissima, quasi in
fila indiana, lenti e ondulanti sfidando
le leggi della fisica per stare in aria..
Molto ciarlieri anche loro, ma il loro
canto è leggero e quasi sotto voce.
 E il Passero?Creatura straordinaria. Intelligente, furbissimo
approfittatore, simpatico, socievolissimo (con prudenza),
osservatore e impudente, sfacciato, impertinente e tanto
ancora. Vive quasi esclusivamente in simbiosi con l'uomo.
In campagna, a fine agosto, quando tutte le nidiate sono state
svezzate, si riunisce in grandi stormi e saccheggia i campi di
Panico in un gran svolazzare e chiacchericcio continuo per
poi, al tramonto, ammassarsi in basse boschine di robinia e
continuare a chiacchierare ancora sino al buio permettono
il controllo di tutto il gruppo che disorienta i rapaci.
Dall'Autunno e per tutto l'Inverno, fienili e calde stalle danno
loro riparo dal freddo e cibo a volontà fra i semi del fieno e le
mangiatoie dei pollai e delle porcilaie.
I nostri, intendo quelli di città, sono molto più sofisticati. Loro
non vengono in Orto, loro stanno in via Brera e dintorni.
Sono uccelli da Bar. Pasturano allegramente fra i tacchi a
spillo di signore sedute per l'aperitivo dalle cui labbra cadono
briciole di dolcetti deliziosi, briciole di formaggi misti a
qualche pezzetto di prosciutto sulle loro corte gonne. Briciole
che cadono a terra quando le signore accavallano con rapidi
movimenti le gambe. O, quando, con il dorso della mano si
spazzolano prima alzarsi. Forse in Orto qualche visita la faranno pure, ma il loro regno è la strada ove il cibo è sempre assicurato. Non devono competere con altri uccelli loro simili, ma solo con i piccioni molto meno abili, che, quasi sempre, riescono a far fessi portandogli via il cibo da sotto il becco.
   
  AUTUNNO E POI PRIMAVERA...
   
L’AIRONE
Autunno inoltrato. Sono solo davanti alla finestra ad ammirare lo splendore del caco spoglio carico di frutti maturi. Mattinata di sole scialbo che spande una luce velata da lieve foschia.
All’improvviso appare nel cielo, da sud, un airone cinerino, quasi uccello preistorico.
SSento il battito delle sue grandi ali; privo di coda, governa male le virate usando come timone solo le zampe palmate tenute stese lungo il corpo. Abituato a grandi distese erbose o acquitrini dove può fare lunghe planate con le ali ricurve, o mantenere l’assetto di volo, stupisce vederlo perdere quota da venti metri di altezza per cercare di posarsi su una delle due piccole vasche dell’Orto.
Come d’incanto, si materializzano in cielo cinque o sei cornacchie grigie che, a difesa del territorio, assalgono con volteggi e grida l’ingenuo airone, già provato dall’aver sorvolato la distesa dei tetti di Milano.br /> IIl poverino, sbilanciato dai volteggi delle cornacchie e lento nei movimenti, fatica non poco a riprendere quota e assumere l’assetto di volo in cerca di luoghi più accoglienti. Peccato, avrebbe potuto fermarsi nella vasca più aperta per riposare e rifocillarsi con qualche piccolo pesce. Lo vedo invece fare un giro al di sopra dei due grandi Gingko e puntare verso Ovest, dove in lontananza scorre il Ticino.

I GERMANI                                                                                     La primavera stenta ad arrivare, anche se le giornate si allungano il freddo non da’tregua. Gabriella sta sistemando nei vialetti dell’Orto i leggii ed i nastri che serviranno per la lezione ai bambini in visita.
Avvicinandosi ad una vasca, quella che non ha intorno i grandi alberi, sente un sommesso sciabordare e un leggero verso, tipico delle anitre. Si avvicina con cautela e vede nel piccolo specchio d’acqua una coppia di Germani Reali. Il maschio con colori stupendi, il verde scurissimo della testa e del collo, la femmina più mimetica con piumaggio dal giallino al marrone scuro tranne le remiganti, colorate ma visibili solo quando l’animale è in volo. Coppia fedele per la vita, aveva deciso anch’essa di passare una notte in quella piccola vasca per riposare e forse fare uno spuntino.
Il viaggio sarebbe poi ripreso verso Nord, in cerca di un posto tranquillo, fiume, canneto o ansa di lago, ove poter metter su famiglia. Gabriella, attenta a non disturbarli, li osserva per qualche minuto ancora; la coppia, dal corpo piuttosto tozzo e ali apparentemente inadatte a grandi voli, dopo un intenso borbottio, si alza con fragore e, fatto un paio di giri sopra all’Orto, punta decisamente a Nord e sparisce sopra i tetti del grande palazzo di Brera.