di Giuseppe Laino

L’AMICO DEI VOLONTARI – Questa presenza costante ormai da un paio di anni è certamente un abitante dell’Orto. Non sappiamo dove sia il suo nido: se su un albero, nel folto di un arbusto, a terra o in qualche cassetta-nido del giardino. Forse ha qualche piccolo per il quale procacciare cibo e forse è proprio questa la ragione per la quale, più frequentemente nei mesi invernali, lo si vede comparire all’apparire di un rastrello: che sia Giovanni, Fulvio, o un altro dei volontari dell’Orto a manovrarlo. Si fa annunciare da un leggero battito d’ali, posarsi sul terreno o su un ramo di un basso arbusto, a distanza di sicurezza, osservare il movimento dell’uomo e del rastrello e, appena una zona di terreno è stata pettinata, vi si adagia con occhio sempre attento ai movimenti dell’attrezzo e di chi lo muove, tenendosi a distanza di sicurezza che non è mai inferiore al mezzo metro, e saltellando qua e là, frugare nel  terreno smosso alla ricerca di qualcosa di utile per sé ,per la compagna, per la prole. Se si sente disturbato, si allontana un poco con il suo lieve frusciare d’ali o con qualche piccolo saltello e i suoi allarmati richiami: tic, tsiiii, per poi, una volta tranquillizzato, tornare sul posto e riprendere a frugare e becchettare. Sparisce ma ritorna subito dopo, sempre con la stessa danza per tutta la mattinata. Se il volontario sospende il suo lavoro per osservarlo, questo esserino lo incita a riprenderlo saltellandogli attorno, aggirandolo, guardandolo, quasi a sollecitarlo. Due vite al lavoro, ciascuno che dà e riceve dall’altro. Nutrimento e serenità. E’ anche questo la vita nell’Orto.

 

CARTA D’IDENTITÀ – Nome scientifico: Erithacus rubecula. Nome volgare: Pettirosso. Famiglia: Turdidae (Turdidi). Lunghezza: 14 cm.                           Dati sulla riproduzione: aprile-luglio; due covate; 5 o 6 uova bianche o azzurrine con macchie rosse; incubazione di 14 giorni: femmina; in grado di volare a 13-14 giorni; emancipati a 3 settimane.

Il Pettirosso si è diffuso nei nostri giardini: le macchie di arbusti e le siepi ricreano il suo ambiente naturale, che è quello del sottobosco. Il suo posatoio è di norma nascosto tra il fogliame fitto, come quello dell’edera, o nei caseggiati e nei nidi artificiali. I grandi occhi indicano che il Pettirosso abbia una buona vista notturna. Il territorio: i pettirossi rimangono nel loro territorio tutto l’anno, a eccezione del periodo della muta e nei giorni più freddi. Durante l’inverno le femmine sono soliti difendere i propri territori separati. Il possesso di un territorio è vitale per i pettirossi, non solo per disporre di siti per i nidi, ma anche per assicurarsi una fonte privata di cibo. Quelli che ne sono privi non sopravvivono a lungo. Per questo la difesa del territorio viene fatta con estrema aggressività. Di solito basta che il proprietario gonfi le piume per far indietreggiare l’intruso, ma a volte la disputa degenera e finisce con la morte di uno dei contendenti. La voce: il canto è una serie di gorgheggi udibili tutto l’anno. Maschi e femmine cantano d’inverno per rivendicare il territorio. Il più potente canto primaverile del maschio inizia già a dicembre. Ogni uccello usa centinaia di frasi. I richiami di allarme sono un tic ripetuto e un acuto tsiiii. L’alimentazione: il pettirosso si nutre di piccoli invertebrati che vivono sul terreno, come coleotteri, lumache, vermi e ragni, ma occasionalmente cattura anche pesci e girini. Dall’autunno all’inizio della primavera la dieta è a base di bacche e frutti. Il sistema di caccia è molto adatto all’ambiente del giardino, che consiste in un alternarsi di piante e spazi aperti. Il pettirosso sta in agguato su un posatoio basso, poi piomba sull’insetto, lo afferra e ritorna al suo posto. Saltella anche sul terreno e si ferma a tratti per cercare la preda. Nel loro ambiente naturale, i pettirossi erano soliti seguire fagiani, renne, cinghiali e altri animali selvatici per catturare gli insetti che questi disturbavano. Questa forse è la ragione per cui oggi i pettirossi hanno un comportamento così confidente verso l’uomo: seguono la vanga del giardiniere come se fosse lo zoccolo di un grande mammifero. Si sa di pettirossi che seguono perfino le talpe mentre scavano sottoterra per catturare qualche verme fuggito in superficie. Mangiatoie: sono molto ghiotti di becchime composto di vermi, ma mangiano anche avanzi di pane, carne, patate e grasso. Alcuni beccano le noccioline dal cestino sospeso. Nidificazione: i pettirossi si accoppiano da dicembre e la femmina di solito si sposta nel territorio del maschio. Accoppiamento e riproduzione avvengono prima se gli uccelli sono ben nutriti. Il nido di foglie, muschio e crini, su una base di foglie morte, è costruito in cavità di alberi o in oggetti come barattoli o cassette per la posta. Il maschio si occupa della prima nidiata mentre la femmina depone un’altra covata. (da: Robert Burton, Amici con le ali, Arnoldo Mondadori Editore SpA, Milano, 1990).

LA LEGGENDA  - Sono nate e ci sono state tramandate  tante leggende sul pettirosso e tutte a riguardo della macchia rossa sul suo petto. La più caratteristica, come la ricordiamo dalla nostra infanzia, dice che mamma uccello, come ogni giorno, lasciò nel nido i suoi piccoli per andare a procurare loro il cibo. Mentre era in volo, vide sulla cima di un monte tre croci attorniate da tanta gente. Curiosa, si avvicinò e sulla croce centrale vide inchiodato un uomo con una corona di spine in testa: era Gesù. Fu presa da tristezza nel vedere tanta cattiveria e cercò il modo di alleviare una sofferenza così grande. Si posò allora vicino alla testa di Gesù e col becco cercò di staccare la spina più grossa. Ci riuscì, ma il suo petto si macchiò di sangue. Tornò al nido, raccontò ai figli la triste visione e, mentre li abbracciava, macchiò di rosso anche il loro petto. Gesù, per riconoscenza, fece che quel sangue divenisse una macchia da tramandare ai discendenti del pettirosso in memoria di quell'atto d'amore. Ed è così che, da quel giorno in poi, quegli uccellini si chiamano " pettirosso ", in ricordo del gesto generoso di quella mamma.